Associazione culturale "su scusorgiu"

Scheda geologica

A cura di Doriano Boi

La zona del territorio di Seulo comprende terreni di diversa età geologica; dal basso verso l’alto stratigrafico si osserva la seguente successione:

  • Basamento paleozoico (Cambriano-Carbonifero inf.); -VEDI-
  • Depositi continentali fluvio-lacustri con antracite (Permiano); -VEDI-
  • Serie vulcanica di M.te Perdedu (Permiano); -VEDI-
  • Unità calcareo-dolomitica e terrigena dei “Tacchi” (Giurassico); -VEDI-
  • Formazione detritica di versante e alluvionale (Quaternario). -VEDI-

 

Basamento paleozoico e tettonica ercinica

Il basamento è costituito dalle rocce più antiche, appartenenti a diversi periodi dell’Era paleozoica (500-350 milioni di anni fa), originate da sedimenti argillosi, calcarei e terrigeni (arenarie e conglomerati), depositati nei fondali dei paleoceani equatoriali interposti tra il continente Gondwana, a sud dell’Equatore (attuali Africa e Sud America), e la Laurussia, a nord dell’Equatore (Nord America e Nord Europa).
La Sardegna durante il Paleozoico si trovava sommersa dall’oceano al margine settentrionale del continente Gondwana. Il movimento di deriva dei continenti, attuato durante tutto il Paleozoico, aveva portato nel Carbonifero il Gondwana in collisione con la Laurussia (orogenesi ercinica), originando così un unico supercontinente detto “Pangea”. In corrispondenza delle suture tra le diverse placche continentali, si era originata una imponente catena montuosa (catena Ercinica sud-europea), paragonabile alle attuali Himalaya e Ande.
La Sardegna è stata coinvolta in pieno da questa importante collisione, le originarie rocce sedimentarie marine durante l’orogenesi ercinica vengono sollevate a grandi altezze dal fondo del mare, compresse, piegate, metamorfosate e fagliate, trasformandole completamente in rocce scistose.
Il meccanismo di sollevamento della catena è stato accompagnato della messa in posto delle falde di ricoprimento della Sardegna centrale, pare tramite uno scorrimento per svariate decine di km verso sud-ovest delle zolle più interne e centrali della catena, sopra quelle più esterne.
Nel territorio di Seulo, come in tutta la Sardegna centrale, è possibile distinguere le varie zolle e suddividerle in diverse unità tettoniche comprendenti approssimativamente gli stessi litotipi (rocce) ma con diverso grado di metamorfismo.  Proprio nel territorio comunale di Seulo si trova il contatto corrispondente all’accavallamento dell’Unità Tettonica della Barbagia sopra l’Unità tettonica di Meana Sardo.
I litotipi più rappresentati nel territorio comunale sono le filladi (“schistu”), originate da sedimenti fini caratterizzati da una forte suddivisibilità in sottili lamine lucenti; gli scisti neri (anch’essi detti “schistu”), e metacalcari nodulari del Siluro-Devoniano (“Perd’e Pauli”). -Torna su -

 

Depositi continentali fluvio-lacustri con antracite (Permiano di Ingurtipani)

I primi sedimenti post-orogenesi ercinica sono relativi alla deposizione molassica del Carbonifero sup. – Permiano inf. (300-270 milioni di anni fa), essi sono la conseguenza della fase erosiva della catena montuosa Ercinica che, ormai non più in fase di sollevamento, viene demolita dagli agenti atmosferici e dal collasso gravitativo della catena stessa. Durante questo periodo è ancora attiva una fase tettonica che provoca l’apertura di grandi depressioni, orientate attualmente NW-SE, dove si accumulano enormi quantità di sedimenti provenienti dallo smantellamento dei rilievi vicini.
Queste depressioni, evolutesi poi in bacini palustri e lacustri hanno consentito la sedimentazione di una gran quantità di resti vegetali di felci erboree (fig. 1) e conifere, che si ritrovano come fossili oppure in forma di banchi di carbone antracite.  Successivamente l’apporto di altro materiale sedimentario, ma soprattutto vulcanico in forma di nubi ardenti e ceneri, provenienti dai centri eruttivi del Monte Perdedu, ha causato la colmata finale del bacino.
La presenza di antracite ha suscitato un certo interesse economico con attività mineraria nel periodo che va dalla seconda metà dell’800 alla metà del ‘900 (fig. 2 e fig. 3), sia nel bacino di Seulo (Ingurtipani), sia nei bacini di Seui (Fundu Corongiu e San Sebastiano) e di Perdasdefogu (Rio Su Luda). Oggi questi bacini sono separati e molto distanziati tra loro, ma in origine si presume che facessero parte di un unico grande bacino allineato secondo un asse Est-Ovest, divenuto oggi NW-SE per la rotazione del blocco Sardo-Corso di circa 30° in senso antiorario durante il Miocene inferiore (circa 30 milioni di anni fa) -Torna su -

 

Serie vulcanica di M.te Perdedu (Permiano)

La deposizione terrigena entro queste depressioni è contemporanea all’apporto di prodotti vulcanici da attività fortemente esplosiva, relativa ai numerosi edifici vulcanici originati in corrispondenza delle faglie più profonde.
Numerosi di questi apparati vulcanici sono ancora ben visibili e imponenti quali il Monte Perdedu, il Monte Orrubiu, l’altopiano di Pranu e il costone roccioso che da Olissa scende verso Arralea e il Flumendosa, immediatamente a monte del Ponte Nuovo. Nel Monte Perdedu è stata riconosciuta la stratigrafia più completa della successione degli eventi vulcanici nella Sardegna centrale.
Il Monte Perdedu (fig. 4 e fig. 5) si trova a nord-est dell’abitato di Seulo, è un rilievo che raggiunge la quota 1334 metri s.l.m. ed è costituito da vulcaniti varie risalenti al Permiano. Esso fa parte di un imponente complesso eruttivo che si estende più a nord, molto oltre il Flumendosa, nel versante meridionale del Gennargentu.
In base a uno studio effettuato nel 1969 da Cozzupoli & Lombardi, è emerso che questa zona è caratterizzata dall’alternanza di prodotti relativi a diversi tipi di attività vulcanica: si tratta di tufi, coltri ignimbritiche, facies subvulcaniche e termini filoniani.
Sono stati riconosciuti due diversi complessi tufacei, di base ed intermedio, nei quali sono presenti tufi e conglomerati vulcanici; i primi mostrano una deposizione di origine in parte subaquea; i secondi si presentano molto grossolani e contengono clasti di origine varia, quali vulcaniti sia intrusive che effusive e metamorfiti strappate dal basamento. In campagna i tufi si presentano finemente stratificati e, per frattura, originano lastre tabulari;
In questi tufi si trovano livelli in cui sono visibili strutture sedimentarie quali strutture duniformi indici di forte attività esplosiva (surge piroclastici) (fig. 6), impronte di fondo e pisoliti, queste ultime indicano una sedimentazione di cineriti in acque piuttosto calme; questi livelli sono stati individuati in località Gelesei: ciò farebbe pensare ad  una probabile prosecuzione del bacino di Ingurtipani fino almeno a questa località (da considerare il fatto che la valle del rio Berissai non si era ancora originata, essendo di origine quaternaria).
Le ignimbriti sono state distinte in due gruppi (facies), sia per le differenze macroscopiche, sia per la diversa posizione stratigrafica. In base all’andamento degli spessori di queste si sono potuti individuare alcuni centri eruttivi: uno in località Berissai-Terra Orrubia, uno può essere il M.te Alastria in territorio di Seui, altri sono stati riconosciuti a nord del Flumendosa.
Le colate laviche e le subvulcaniti sono state distinte in quattro litotipi principali, due di tipo quarzolatite (andesite), abbastanza estesi in affioramento, e due di tipo riolite, con estensioni molto ridotte. I due diversi termini di quarzolatite, che presentano un maggiore spessore rispetto alle rioliti, sono uno a grana fine di colore scuro, denominato “quarzolatite di Sa Cresiedda” (da una località situata nel versante orientale del M.te Perdedu), ed uno, che si trova nella parte alta della serie, di colore più chiaro e caratterizzato da grossi cristalli di anfibolo, denominato ”quarzolatite a grossi anfiboli”, affiora nella cima di Monte Perdedu.
Le due subvulcaniti riolitiche hanno una estensione molto ridotta e appaiono tra loro molto simili, anche se, quello definito “riolite di casa Murgia” (dalla località Larciaréi) appare di colore più chiaro, grigio-giallastro, e mostra dei cristalli di albite.  Il secondo, denominato “riolite di rio Teddeì” presenta un colore più scuro, rossastro, e mostra cristalli di quarzo e di oligoclasio. -Torna su -

 

Successione carbonatica dei Tacchi (Giurassico)

La successione attribuita al Giurassico è suddivisa in due formazioni ben distinte tra loro, la Formazione di Genna Selole (Dieni et alii, 1983) e la Formazione di Dorgali (Amadesi et alii, 1961). I relativi depositi costituiscono gli importanti ed estesi altopiani noti come Tacchi o Tonneri, che caratterizzano la Barbagia meridionale, il Sarcidano e l’Ogliastra; essi sono caratterizzati da una sommità pressoché pianeggiante circondata in genere da alte scarpate verticali.
Nel territorio comunale di Seulo sono ben rappresentati: il più esteso è il Tacco Marcusa-Taccu Zippiri-Taccu Is Tragus, seguito dall’altopiano di Addolì, il Tacco Ticci e infine il piccolo Tacco Tornolù.
I depositi della Formazione di Genna Selole si trovano alla base dei Tacchi, sono rappresentati da conglomerati, arenarie e argille di ambiente continentale fluviale e palustre, per uno spessore totale variabile da 2 fino a un massimo di 50 metri. Le sovrastanti dolomie e calcari dolomitici della Formazione di Dorgali, depositate in ambienti lacustri e marini, raggiungono la potenza massima di circa 80 metri.
La Formazione di Genna Selole poggia, in genere, sopra un paleosuolo ricco in ferro (eccetto in località di Su Stampu ’e Su Turrunu) a testimoniare la lunga fase di continentalità che precede l’ingressione marina del Giurassico. Questo paleosuolo è noto in letteratura come “Ferro dei Tacchi”; è rappresentato, nell’area studiata, generalmente da un banco di argilla rossastra, dello spessore di alcuni decimetri ma che può raggiungere anche spessore metrico.
La base della sequenza giurassica è caratterizzata, in tutti gli affioramenti della zona in esame, da un conglomerato quarzoso (fig. 7) a ciottoli ben arrotondati insieme ad altri un pò più spigolosi, di dimensioni molto variabili da meno di 1 cm fino al decimetro, e con matrice arenaceo/argillosa, di ambiente fluviale (Barca & Palmerini, 1974). Sopra il conglomerato basale poggiano arenarie, argille con resti vegetali riferiti al Dogger e sottili lenti carboniose di ambiente lacustre (Barca & Palmerini, 1974; Dieni et alii, 1983); i fossili sono riferibili a Conifere, Bennetitine (Williamsonia sp.) ed Equisetum sp., insieme a molti pollini e spore. Più recentemente, in base all’età fornita soprattutto dalle paleoflore, questa successione è stata attribuita da molti Autori al Bajociano, anche se non si può escludere parte del Bathoniano (Del Rio, 1977; Dieni et alii, 1983; Del Rio, 1985).
Questi sedimenti possono talora mancare e le dolomie della Formazione di Dorgali possono poggiare direttamente sul conglomerato di quarzo, come avviene presso la cascata-risorgiva carsica di Su Stampu’e Su Turrunu (fig. 8).  Infatti la potenza di questa formazione basale è estremamente variabile anche tra punti vicini: circa 2 metri presso la risorgiva di Su Stampu ‘e Su Turrunu, mentre raggiunge quasi 50 metri di spessore  in corrispondenza del bordo occidentale del Tacco Sui (Sarria, 1985).
La Formazione di Dorgali affiora estesamente in questa regione dei Tacchi, a ricoprire la Formazione di Genna Selole. Si tratta di arenarie dolomitiche alla base, che passano a dolomie di colore bruno, spesso compatte, alla sommità (fig. 9). In generale gli ambienti di sedimentazione sono tipici di una piattaforma carbonatica di mare basso con frequenti emersioni ad ambiente di laguna. Tra i fossili sono segnalati brachiopodi, belemniti, ammoniti, echinodermi, alghe calcaree e foraminiferi.
Lo spessore della Formazione di Dorgali è variabile da punto a punto, anche a brevi distanze. Lungo la valle del rio Ingurtipani, sul bordo orientale del Tacco Ticci (fig. 10), è difficilmente deducibile tramite un rilevamento geologico di superficie, per il fatto che il contatto tra la formazione di Genna Selole e quella di Dorgali è costantemente coperta da detrito e frane che, in molti tratti, raggiungono persino il letto del torrente. 
Lo spessore massimo delle successioni giurassiche (130 m) viene raggiunto nell’altopiano di Tacco Marcusa-Taccu Zippiri-Taccu Is Tragus, in località “Pissu Toni”.  In questo altopiano la superfice d’appoggio del Giurassico è inclinata verso sud e, verso questa stessa direzione, si nota un aumento delo spessore di copertura giurassica, che va dai pochi metri della località Gennesaluna fino a circa 100metri per la zona di Pissu Nusaunu, nella parte più meridionale del Tacco.
Nella zona di Taccu Ticci - Addolì la potenza massima della sequenza giurassica si aggira intorno ai 90m; mediamente è rappresentata da circa 10m di Formazione di Genna Selole e da 80m di Formazione di Dorgali. Questa situazione è documentata in corrispondenza della sommità dell’altopiano di Pissu Is Silippas (Sarria, 1985). Da qui, andando verso sud lo spessore complessivo diminuisce, non sempre gradatamente per la presenza di faglie, fino ad arrivare nell’estremità sud-occidentale del Tacco Ticci a circa 30 metri, di cui 10 metri di Formazione di Genna Selole e 20 metri di Formazione di Dorgali.
Nell’altopiano di Tacco Sui, si verifica invece un generale aumento della potenza della serie giurassica, andando da nord verso sud. Nella parte più settentrionale dell’altopiano, nei pressi della strada provinciale Seulo-Sadali, si ha uno spessore di circa 5-7 metri per la Formazione di Genna Selole e circa 30-35 metri di F. di Dorgali, per una potenza totale di 35-40 metri. Nel settore più meridionale del Tacco Sui, nella parete situata a sud-ovest della grotta Domus de Janas di Seulo, con cima a quota 806 metri s.l.m., si verifica un aumento dello spessore della Formazione di Genna Selole che arriva a quasi 20 metri, mentre la Formazione di Dorgali è rappresentata per circa 35-40 metri.  Procedendo ancora più a sud, nella sezione in corrispondenza della cascata/risorgiva carsica di Su Stamp’e Su Turrunu, si osserva che la potenza della Formazione di Genna Selole è ridotta a circa due metri di conglomerato quarzoso, mentre la sovrastante Formazione di Dorgali raggiunge 90-100 metri di spessore. E’ questo il punto in cui la serie giurassica presenta la massima potenza nella zona a est dell’abitato di Seulo.
Nell’altopiano di Taccu Tornolù, gli spessori non mostrano grandi variazioni, anche a causa della sua ridotta estenzione, i più importantri spessori si raggiungono nel bordo nord-ovest con circa 80 metri, per ridursi a poche decine di metri nel suo bordo meridionale. -Torna su -

 

Copertura quaternaria

La copertura quaternaria è rappresentata esclusivamente da depositi di ambiente continentale di varia origine: alluvioni (talora terrazzate), depositi di versante e depositi travertinosi.
I più importanti depositi alluvionali si rinvengono lungo il corso del Flumendosa e si presentano generalmente terrazzati secondo diversi ordini (fino a 4), i più antichi a quota più alta mentre i più recenti presso le sponde del letto attuale del Flumendosa. Questa situazione è ben visibile in località Sarbisi, in cui un’ampia ansa fluviale ha consentito la deposizione di grosse quantità di materiale alluvionale.
Tra i depositi di versante si possono distinguere due tipi principali, in base alle modalità e alla velocità dei movimenti: gli scivolamenti gravitativi e le falde di detrito.
Le manifestazioni gravitative riguardano i vasti accumuli situati lungo i versanti alla base dei Tacchi.  Esse si sono formate in un arco di tempo comprendente tutto il Pleistocene, con tre episodi principali, coincidenti con le epoche glaciali del Quaternario.  Le cause sono dovute agli effetti di un importante ciclo erosivo di età pliocenica, provocato da un sollevamento tettonico prevalentemente in blocco e risoltosi in un isolamento morfologico dei massicci calcareo-dolomitici rispetto alle aree cristalline circostanti (Dieni & Massari, 1971).
Le cause immediate, nel caso del primo e forse anche del secondo episodio, sembrano identificabili con una neotettonica a direttrice dominante NW-SE.  Già durante il secondo episodio, tuttavia, e soprattutto durante il terzo, è chiara l'influenza esercitata dai fattori morfogenetici legati alle degenerazioni del clima e in particolare dai processi periglaciali.
Il substrato delle frane è rappresentato nella massima parte dei casi da rocce scistoso-cristalline, spesso fortemente argillificate per alterazione delle zone più intensamente fratturate.
Il tipo di frana che ricorre più comunemente è rappresentato da scoscendimenti rotazionali, la traslazione spesso interessa più zolle contemporaneamente, il fenomeno spesso si propaga da valle verso monte secondo un procedimento retrogrado. Le traslazioni delle masse, data la forma a cucchiaio delle superfici di taglio, sono accompagnate da un movimento di rotazione per cui, una volta arrestatesi, le varie unità mostrano perlopiù una disposizione a reggipoggio degli strati.  Spesso ad una parte frontale integra si contrappone una terminazione posteriore costituita da un accumulo caotico di blocchi. Questa situazione si riscontra nella località Is Campanilis (fig. 11): si tratta di una zolla di altopiano staccatasi dal bordo sud-est del Tacco Ticci, scivolata a valle per circa 200 metri di dislivello. Esso mantiene la sua giacitura orizzontale ed è collegata all’altopiano da una lungo ed esteso accumulo di enormi blocchi.
Nel Tacco Tornolù si può notare questa situazione allo stadio embrionale; l’altopiano è tagliato da una lunga frattura ad andamento circa nord-sud, depressa una decina di metri, segno di un iniziale distacco del blocco di roccia ad ovest di questa frattura, con un iniziale movimento, interrotto poi da un cambiamento delle condizioni di equilibrio.
Le testimonianze di una forte gelivazione si trovano dappertutto nelle aree calcaree; si tratta di grandi accumuli di clasti che costituiscono éboulis ordonnées e da grandi blocchi franati; inoltre la presenza locale di zolle di dimensioni gigantesche dimostra che alcune frane catastrofiche si sono prodotte sotto l'influenza del gelo e disgelo.
I depositi tipo éboulis ordonnées sono assai diffusi in Sardegna; sono costituiti da materiale clastico spigoloso, più o meno grossolano, spesso con abbondante matrice siltoso-argillosa in genere arrossata, con una stratificazione che è sottolineata da ripetute variazioni granulometriche dovute alle variazioni di intensità e/o di frequenza del  crioclastismo in ambiente periglaciale.
Questi depositi, in genere riferiti al glaciale Würm, si rinvengono un po’ ovunque in modo discontinuo e con spessori assai variabili. Uno sviluppo così imponente di questi depositi viene giustificato dall'elevata gelività delle rocce carbonatiche affioranti, dalla presenza di versanti strutturali molto inclinati e da cornici verticali (Dieni & Massari, 1971).
Si possono infine riferire all'Olocene gli accumuli detritici spigolosi, più o meno grossolani dovuti a distacchi per crollo, situati al piede dei versanti più acclivi e delle pareti subverticali dei Tacchi mesozoici.
In alcuni limitati settori del territorio di Seulo, sopra e ai bordi dei rilievi carbonatici dei Tacchi, affiorano crostoni e depositi travertinosi. In genere questi depositi si rinvengono in corrispondenza delle sorgenti ubicate alla base dei Tacchi, che per precipitazione del carbonato disciolto dall’acqua possono formare alte pareti, quale ad esempio il costone di travertino che si trova in località Sa Stiddiosa nel Flumendosa, alto circa 30metri. (fig. 12). -Torna su -

 

Bibliografia

  • Amadesi E., Cantelli C., Carloni G. C. & Rabbi E., (1961) – Ricerche geologiche sui terreni sedimentari del foglio 208 Dorgali. Giorn. Geol., s. 2, 28, 59-87.
  • Barca & Palmerini, (1974) – Indagine sedimentologica e significato paleoclimatico delle facies clastiche alla base dei “Tacchi”. Rend. Sem. Fac. Sc. Univ. Cagliari: 28, 1-20. Cagliari.
  • Carboni F. (1993) – La miniera di carbone antracite di Seui: un’esperienza industriale nella Barbagia pastorale. Tratto da: T.K. Kirova (1993) – L’uomo e le miniere in Sardegna. Edizioni La Torre. Pp.107-111. Cagliari.
  • Cozzupoli D. & Lombardi G. (1969) – Le Facies eruttive della Barbagia di Seulo e Seui (Nuoro). La serie del M.te Perdedu. Ist. di Petrografia Univ. Roma. Quaderno n°6. Pp. 115. Roma.
  • Del Rio M. (1977) – Analisi palinologica del Giurese della Sardegna centrale. Boll. Soc. Geol. It.: 95, 619-631. Roma.
  • Del Rio M. (1985) – Palynology of Middle Jurassic black organic shale of  “Tacco di Laconi”, Central Sardinia, Italy. Boll. Soc. Paleont. It.: 23, 325-342. Modena.
  • Dieni I. & Massari F., (1971) – Scivolamenti gravitativi ed accumuli di frana nel quadro della morfogenesi  Plio-Quaternaria della Sardegna centro-orientale. Mem. Soc. Geol. It. Pp.313-345, 15ff., 5tt. Roma.
  • Dieni I., Fischer J.C., Massari F., Salard-Cheboldaeff M. & Vozenin-Serra C. (1983) - La succession de Genna Selole (Baunei) dans le cadre de la paléogéographie mésojurassique de la Sardaigne orientale. Mem. Soc. Geol. It.: 36, 117-148. Roma.
  • Sarria E. (1985) – Ricerche nel bacino antracitifero di Ingurtipani (Seulo). Relazione geologica. In: “Progetto di ricerca Antracite, Sardegna centrale”, Progemisa SpA, relazione interna. Pp.25. Cagliari.