Associazione culturale "su scusorgiu"

Scheda archeologica

Breve scheda Archeologica (Giuliano Frau)

Lasciata la statale 198 si percorre la strada che porta all'antica capitale della Barbagia omonima, Seulo. E un susseguirsi di forti sensazioni, date da lussureggianti foreste interrotte da orridi ancestrali e picchi di montagne sorvolate da aquile e poiane; ovunque, sparsi qua e lą, resti di misteriose costruzioni testimo¬nianti l'antica presenza umana. Densamente popolata sin dal Neolitico, la Barbagia di Seulo rappresentņ un buon punto d'arrivo per quelle genti provenienti, presumibilmente, dall'attuale medioriente (Cicladici, Ellenici, Semiti) e spintesi sin quassł alla ricerca di me¬talli e di un posto sicuro per resistere alle continue invasioni provenienti dal mare. Il territorio si presenta ricco di grotte ed anfratti naturali che assumono nomi fantasiosi quali Domus de Janas, Stampu Erdi, Grutta de is Bituleris, Grutta 'e su Longufresu, in parte esplorate e non tutte censite, che presentano al loro interno magnifiche espressioni di naturale bellezza insita nelle enormi stalattiti e stalag¬miti, che nelle Domus de Janas raggiungono livelli di eccelso splendore. E peral¬tro frequente rinvenire, in recessi poco battuti, resti di umana presenza quali coc¬ci di vasellame frammisto a pezzi di ossa di animali e non, a testimonianza di pregresse sepolture dopo incinerazione parziale; o addirittura parte di un cranio inglobato nel tempo con la roccia calcarea, per effetto dello stillicidio. Altri anfratti, stavolta non naturali, ma opera dell'uomo, si possono osservare, sparsi, in localitą "Strinchinisei" e "Tonnolł": scavati nello schisto variano dalla celletta unica a pianta circolare alla pluricellulare con atrio a due o tre cellette sicuramente usate per inumazioni collettive. Essi sono il risultato di una ideolo¬gia tipicamente orientale di arte funeraria. Queste sepolture sono la naturale pro¬gressione delle primitive inumazioni lapidarie, che si riscontrano in "Su Cannisoni", alla base del cosiddetto "Taccu `e Ticci" e che hanno una fase inter¬media in "Sa Rutta `e is Bituleris", ove č possibile ancora trovare la sepoltura di un individuo "infisso" nel fondo in posizione fetale, con abbondanti resti di altri individui tra cui il "proprietario" del cranio trapanato(l), conservato al Museo Nazionale di Cagliari. Nella sommitą di questo tacco sono visibili i resti di un villaggio apogeico costituito da numerose capanne con basi circolari in pietra e all'interno cocci di vasellame e schegge di ossidiana, di varia grandezza, che il La Marmora descrisse nei suoi appunti. Posto in posizione dominante esso per¬metteva ai suoi abitanti il controllo delle vie d' accesso e la rapida predisposizione alla difesa in caso di attacco di potenziali nemici. Non distante č possibile osservare i resti di quella che doveva essere una "Tomba dei Giganti", distrutta per opera dell'invincibile uomo contemporaneo e che, almeno in parte, mostra i lati dell' esedra e buona quantitą di materiale osseo. Volgendo poi lo sguardo verso oriente č possibile ammirare la maestositą dei tre nuraghi ancora in parte eretti, che in linea retta e a vista tra loro, costituivano quella virtuale cinta difensiva della Barbagia. Recentemente restaurato, Su Nuraxi `e Pauli, costruito a pianta semplice con volta a "tholos" a sezione ogivale, pre¬senta 1' ingresso a S-SE con una garitta a destra di chi entra ed una scala in pietra che porta alla terrazza semi-distrutta; la sala č ampia, con varie nicchie e un ripostiglio, sito sotto la scala, probabilmente usato come dispensa. A distanza di qualche centinaio di metri vi č il cosiddetto "Nuraxeddu", a pianta circolare, semidistrutto, e pressoché irrecuperabile. Al di lą del sottostante dirupo č possibile osservare, abbarbicato sulla sommitą di un costone roccioso, un nuraghe a pianta trilobata, meritevole di appropriato studio, che doveva essere la residenza del capo della tribł o perlomeno il nucleo centrale della catena fortilizia. Intorno a questo nuraghe sono individuabili i resti di muri cosiddetti ``ciclopici", che in tempi recenti sono stati in parte utilizzati per costruzioni. Un altro sito meritevole di attenzione lo troviamo in localitą "Taccu `e is Tragus", dove si possono osservare resti di capanne e di altre costruzioni, tra cui un embrione di forno. Discorso a parte meriterebbe la grotta di Stampu Erdi che, con 1' ingresso squadrato e volto stranamente a NE, si rivela fonte di notizie sulle consuetudini di quegli antichi abitatori; inoltre, la presenza di numerosi "forni" in pietra e di alcuni Dolmens in localitą ``Fundu Meu" ci portano a supporre un legame non indifferente con altre tribł presenti in agro di Sadali.

1) G. Lilliu, La Civiltą dei Sardi, Nuova ERI, Torino 1983.